News ed Eventi

Significato della Santa Messa di inizio Anno Accademico

Il prossimo mercoledì 25 novembre, nella cattedrale di San Giusto, S. E. l’Arcivescovo presiederà alle ore 19.30 la concelebrazione della Santa Messa di inizio Anno Accademico. Questa ricorrenza annuale, che vuole offrire a tutto il mondo accademico triestino un momento di preghiera e di affidamento dell’intero anno a Dio, cade in momento storico particolarmente cruciale, col quale non può esimersi dal confrontarsi.

Anche il nostro Ateneo lo scorso lunedì ha osservato il minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attentati di Parigi. La portata dell’attacco sferrato alla nostra civiltà non può essere più evidente: in ballo c’è una visione del mondo e dell’uomo, la nostra occidentale, che viene sfidata da una cultura che non ne tollera gli sviluppi.

In questi giorni, in cui veniamo sommersi dalle opinioni e dai commenti che – anche comprensibilmente – tentano di inquadrare quanto accaduto, uno in particolare mi ha colpito, apparso sul Corriere della Sera a firma di Severgnini. Probabilmente ciò che ha richiamato la mia attenzione è il riferimento che fa alla preghiera, che è proprio quello che primariamente intendiamo fare celebrando una Santa Messa per l’Università.

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Incontro con Lucio Rossi

Desideriamo invitare ognuno di voi all’incontro da noi proposto per il prossimo giovedì 29 ottobre 2014, ore 17.30. Con noi ci sarà il professore Lucio Rossi, fisico presso il CERN di Ginevra, la cui umanità e passione per il proprio lavoro e per la vita tutta ha colpito alcuni di noi che hanno avuto l’occasione di conoscerlo anni fa.

Potete vedere qui tutti i dettagli: Lucio Rossi

Gli amici di “Get in touch”

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Attrazione e non proselitismo, così cresce la Chiesa secondo Papa Francesco.

E non era possibile non rimanere attratti dall’incontro sulla “Evangelii gaudium” nei suoi aspetti sociali, tenutosi lo scorso 13 maggio all’Università di Trieste. Attratti dai contenuti espressi dalle relazioni e conseguente dibattito, ma in particolare attratti dalle personalità che su tale tema si sono confrontate, su invito della Pastorale Universitaria.
Coordinate dal prof. Pittaro, si sono succedute le relazioni del nostro Arcivescovo e del prof. Stefano Zamagni: uno sviluppo delle implicazioni per la dottrina sociale della Chiesa dell’esortazione apostolica di Papa Francesco la prima, le indicazioni di quest’ultima per il mondo dell’economia la seconda.
L’impressione complessiva al termine dell’incontro, però, è molto più che quella di aver assistito ad un organico sviluppo del tema proposto. La cosa che più ha colpito è stata la percezione del compito urgente e importantissimo che ha oggi la Chiesa, quello cioè di far vedere alla nostra società tutto il bene per l’uomo che può nascere dalla fede. Una fede non intimistica, come ha ricordato lo stesso Crepaldi, ma una fede incarnata, autenticamente inculturata, in grado di offrire un orizzonte nuovo e un “di più” a ogni ambito umano.
Tale compito è emerso proprio dai due relatori, dalle loro persone, in un tutt’uno coi contenuti da loro espressi. C’è un grande lavoro da fare e infinite possibilità di bene davanti a noi, ma abbiamo bisogno di persone in grado di mostrarcele con la loro fede e con il giudizio che da tale fede scaturisce.
Ogni realtà che si chiude in se stessa, ha spiegato infatti l’Arcivescovo citando l’esortazione apostolica, diventa irrimediabilmente sempre meno se stessa: così è per la Chiesa e per ogni società. Ma da dove può nascere una apertura sempre nuova? Da un “di più” di senso che sfidi quel rarefarsi del senso delle cose che sembra attanagliare la nostra Europa. Qual è allora il “di più” che la Chiesa reca con sé? Proprio la fede in Cristo, nella Sua fedele presenza di Dio tra gli uomini.
Questo investe ciascuno di noi di una responsabilità grande, perché ciascuno come cristiano è chiamato a lasciarsi interrogare da qualcosa di più grande di sé, e a rispondervi anche socialmente e politicamente. Papa Francesco, ha sottolineato Crepaldi, segue da vicino Paolo VI, che ha indicato nella politica una altissima forma di carità. Compito della Chiesa non può essere quindi solo quello di farsi carico delle patologie sociali, ma essa deve avere il coraggio di dire la sua anche sulla fisiologia sociale.
Questo di Crepaldi, che è un appello al mondo politico e al mondo cattolico in genere, parte dalla constatazione della situazione di difficoltà che vive la politica in se stessa, prima ancora che i politici. Da dove ripartire? Dalla grande tradizione di santità della Chiesa: i santi sono coloro che hanno saputo rendere reale il cristianesimo nel loro tempo. La sfida vale oggi per ciascuno di noi.
Il prof. Zamagni ha accolto l’appello di Crepaldi e, dal punto di vista più specificamente economico, ha dato ragione, rinforzandone pure i richiami, della sua lettura. Il capitalismo è divenuto una forma di religione, arrivando a bloccare l’economia di mercato su un modello che ha mostrato ormai tutti i suoi limiti, incapace di affrontare una sfida storica totalmente nuova come quella della globalizzazione. Un tempo la politica definiva i fini e l’economia indicava i mezzi: ora, ha affermato Zamagni, è l’economia a stabilire i fini e la politica è utile solo per reperire i mezzi. Tale drammatico rovesciamento, di cui il professore ha portato alcuni esempi attualissimi, è l’indice della crisi della politica indicata da Crepaldi.
Quali sono allora i punti contenuti nella “Evangelii gaudium” da prendere in considerazione per uscire dall’assurdo di un mondo, il nostro, che – citando Shakespeare – è ormai costretto a chiedere permesso al vizio per esprimere la virtù? Sono essenzialmente tre: l’insostenibilità dell’aumento endemico e sistemico delle diseguaglianze sociali causate da impostazioni economiche basate sulla “tesi dello sgocciolamento”; la ricomprensione del lavoro non come diritto sociale, bensì come bisogno dell’uomo, il che invita a una ricategorizzazione di tutta la questione del lavoro in linea con i principii ispiratori della nostra Costituzione. Infine la questione, già indicata dai padri costituenti, dei beni comuni e della loro gestione.
Il professore ha concluso con una citazione a braccio di Kafka, che riassume anche il valore di tale incontro per la Pastorale Universitaria. Egli diceva che la l’impazienza è un peccato, fonte dei peggiori mali per l’umanità: ma se l’impazienza ha causato la cacciata dei progenitori dal Paradiso, è l’inerzia che impedisce loro di tornarvi. Tale appello è rivolto a ciascuno di noi, certi del “di più” che è Cristo.

La Pastorale e L’Università

La realtà dell’Università è una della più importanti per la nostra città sotto molteplici punti di vista, ma specialmente, per la sua stessa natura, dal punto di vista culturale. L’Università è la culla della cultura intesa nel suo senso integrale, non solo quindi come acquisizione di competenze specifiche, bensì soprattutto come formazione di un orizzonte che permetta uno sguardo critico su tutta la realtà.

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